venerdì 3 ottobre 2008

8-12 settembre 1943 - La battaglia di Piombino

Uno dei primi episodi di Resistenza in Italia
video
Piombino, mercoledì   8 settembre 
L'8 settembre del 43, l'annuncio dell’armistizio (16) trasmesso dall'EIAR alle 19,42, aveva acceso in tutti i piombinesi  la speranza una rapida cessazione delle ostilità, ma ben presto subentrò fortissima  in città la preoccupazione per le intenzioni dei Tedeschi che erano presenti in forze nella zona,.
       Nel porto erano infatti all'ancora dieci motozattere armate MFP (10)  fra le quali le F 433, 514, 587, 590, 608, 618; quattro dragamine ausiliari, ex pescherecci, appena requisite agli Italiani (AS.54 motopesca LIDO, AS.65 m.p. TETI II, AS.74 m.p. NUOVA s.RITA); due vapori italiani per trasporto uomini e viveri: il CAPPELLINI ed il CAPITANO SAURO, già usati come traghetti per le isole, oltre a tre chiatte fluviali tipo Peniches armate: la MOVE, la SPERBER e la KARIN, requisite ai francesi
         Durante la notte i militari tedeschi tentano un colpo di mano, occupando alcune aree del porto, disarmando alcuni marinai italiani presenti e sequestrando le loro armi. La pronta reazione degli altri militari italiani ed alcuni colpi sparati dalle batterie che affondano due motozattere all'ancora e ne danneggiano una terza insieme alla chiatta KARIN, convincono i tedeschi a ritirarsi e riconsegnare le armi sequestrate agli italiani.
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Piombino, giovedì  9 settembre                                                                  
 Il 9 settembre verso mezzogiorno, tutte le truppe tedesche presenti in porto, lasciano Piombino dirette a Livorno sulle Motozzattere. Una di esse gravemente danneggiata, viene fatta affondare subito fuori del porto. Anche le chiatte MOVE e SPERBER lasciano Piombino, mentre alle 14,00 la KARIN, troppo danneggiata,  viene anch'essa autoaffondata all'ingresso del porto.(4)
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 Alto Tirreno, giovedì 9 settembre  (20) 
Nella notte fra l'8 ed il 9, in contemporanea con l'annuncio dell'armistizio,  era scattata l'operazione "Avalanche" con lo sbarco della 5° armata del generale Clark  attorno a Salerno.
        Alla flotta da battaglia italiana radunata a La Spezia, che nei giorni precedenti si era preparata per un intervento di contrasto dell'imminente e previsto sbarco anglo-americano sulle coste campane,  viene invece ordinato, con fonogramma di Supermarina delle 23,45, di dirigersi verso la base della Maddalena, in attesa di successive comunicazioni. Alle 3,00 del 9, la flotta, al comando dell'ammiraglio Bergamini,  lascia il porto di La Spezia assumendo, in osservanza peraltro del promemoria Dick, la decisione fatale di indirizzarsi  sulla rotta più lunga ad ovest della Corsica. (18)

La Roma colpita
 La mattina del 9, MARISTAT  aveva inviato a tutte le navi della Marina militare italiana un messaggio in chiaro dell'ammiraglio De Courten, capo di stato maggiore della Marina, nel quale, riferendosi all'armistizio, si parlava di destino, di eroismo, di fierezza, ma non si dava alcuna disposizione operativa.
Regia nave  ROMA
Alle 16,00 dello stesso giorno, dopo che le  23 navi delle Forze Navali da Battaglia, ormai giunte in vista di Bonifacio, alle 14,30 avevano dovuto invertire la rotta, a causa della sopravvenuta occupazione tedesca della Maddalena e dirigersi su Bona, la nave ammiraglia: la corazzata ROMA,  dopo essere stata colpita al largo dell'Asinara da due bombe radioguidate a testa perforante FX-1400 lanciate da una squadra di Dornier Do 217 K2  tedeschi, del 100° stormo da bombardamento, decollati da Istres (Marsiglia), e comandati dal Oberstleutnant Bernhard Jope, esplode ed affonda provocando la morte di 1393 uomini del suo equipaggio, fra i quali il comandante in capo della Flotta.

Un Dornier D0-217 decolla da Istres

Il grosso della squadra navale, al comando dell'ammiraglio Oliva, prosegue verso il porto di Bona in Algeria. Verrà poi dirottata dagli inglesi su Malta dove si consegnerà il giorno 11, riunendosi alla  5 divisione navale giunta da Taranto con l'ammiraglio Da Zara il pomeriggio del 10.
       In soccorso dei superstiti si fermano l'incrociatore ATTILIO REGOLO, i cacciatorpediniere MITRAGLIERE, FUCILIERE e CARABINIERE, le torpediniere PEGASO, IMPETUOSO e ORSA. La squadra di soccorso al comando del capitano Giuseppe Marini, raccolti 530 naufraghi, non si dirige su Bona come ordinato da Supermarina, ma punta prima a nord verso Livorno e poi ad ovest verso Port Mahon nelle Baleari, più vicina e meglio attrezzata per l'assistenza ai moltissimi e gravi feriti, dove giunge nelle prime ore del mattino seguente. Sbarcati i feriti, dopo inutili richieste di rifornimento di carburante, le navi e gli equipaggi vengono internati dagli spagnoli. I comandanti Cigala Fulgosi e Imperiali, invece, prima della scadenza delle 24 ore concesse dagli spagnoli, escono dalla baia di Pollensa dove si erano ancorati  con le moderne torpediniere IMPETUOSO e PEGASO,  e all'alba dell' 11 settembre, autoaffondano le loro navi in acque profonde.
Tirreno. Primavera 1943. Vedetta posamine VAS scorta la nave passeggeri Verdi - foto in HD

 Nel frattempo, i cacciatorpedinieri VIVALDI e DA NOLI partono nella notte dell'8 da Genova e La Spezia, con destinazione Civitavecchia dove, nelle intenzioni del Comando dovrebbero imbarcare la famiglia reale, il governo e lo stato maggiore per condurli all'isola della Maddalena. All'alba del 9, vista la rapida avanzata dei reparti tedeschi su Roma e Civitavecchia, il re ed il suo seguito vengono fatti partire immediatamente per Pescara dove sono attesi dalla corvetta BAIONETTA per condurli a Brindisi.  (21)
         Il VIVALDI e DA NOLI dirottati quindi da Supermarina sulla Maddalena, dopo uno scontro con unità tedesche, vengono colpiti da batterie costiere nei pressi delle Bocche di Bonifacio. Il VIVALDI gravemente danneggiato e successivamente ancora colpito da una bomba radiocomandata sganciata da un Dornier 217, si allontana lentamente oltre l'Asinara fin quando alle 5,30 della mattina  del 10 il comandante Francesco Camicia dà l'ordine di autoaffondare e abbandonare la nave. Il DA NOLI finisce invece su di un campo minato a sud di Capo Fenu ed esplode, causando la morte, insieme al comandante Pio Valdambrini, di 217 marinai.


Movimenti delle navi italiane dopo l'8 settembre
  Nonostante che le corvette DANAIDE e MINERVA e il sommergibile CORRIDONI siano alla fonda lungo le coste della Gallura, il Comando di MariSardegna non allerta alcuna nave italiana per i soccorsi. I naufraghi delle due navi affondate, vengono recuperati nei giorni seguenti da una vedetta e da alcuni idrovolanti tedeschi, poi da un idrovolante americano e da un sommergibile inglese: lo SPORTSMAN (17). Un piccolo gruppo di 7 superstiti della VIVALDI, viene soccorso il 15, dopo sei giorni alla deriva, dalla motozattera MZ-780, del  guardiamarina Fappiani proveniente dalla Capraia e fortunosamente sfuggita ai tedeschi, che, con un solo residuo motore il giorno dopo approda faticosamente a  Port Mahon.   Altre due motozattere, la MZ-778 e la MZ-800 dei guardiamarina Protti e Tartuffo, salpate da Capraia il 12, approdano il 15 a Barcellona.
       I posamine tedeschi POMMERNBRANDENBURG attaccano nei pressi di Castiglioncello l'incrociatore ausiliario PIERO FOSCARI ed il vapore VALVERDE, diretti a Piombino che, danneggiati gravemente, s'incagliano sui bassi fondali. Gli stessi posamine poche ore più tardi attaccano nei pressi della Meloria  Il trasporto munizioni BUFFOLUTO del tenente di vascello Matteo Mori, che da La Spezia si stava dirigendo su Portoferraio, e dopo averlo gravemente danneggiato, lo catturano e rimorchiano a Livorno.
         Due motosiluranti tedesche attaccano e distruggono davanti alla Gorgona due vedette antisom italiane: la VAS 234 e la VAS 235 che da La Spezia stanno trasferendosi al sud. Assieme a molti marinai, viene ucciso il contrammiraglio Federico Martinengo che si trovava al comando della VAS 234.   Nel frattempo al largo di Livorno, cinque torpediniere veloci MTB tedesche catturano le vedette VAS 238, VAS 239, VAS 305 e le Motozattere MZ 709MZ 740.

Bordeaux 1941 Fecia di Cossato e Gazzana Priaroggia
          Nel porto di Bastia, presidiato dagli italiani, avevano attraccato la sera prima, provenienti da La Spezia, la torpediniera  ARDITO e la torpediniera ALISEO del capitano Carlo Fecia di Cossato,  (19), con a bordo l’ammiraglio Amedeo  Nomis di Pollone, comandante delle siluranti, ed il duca Aimone d’Aosta.  Durante la notte i tedeschi con un sanguinoso colpo di mano tentano di impadronirsi del porto. L' ALISEO di Fecia di Cossato, anticipando i tedeschi, lascia gli ormeggi e si porta al largo. L’ARDITO mentre sta uscendo dal porto viene attaccato dalle numerose navi militari tedesche che si trovavano anch'esse a Bastia e gravemente danneggiato. 
Carlo Fecia di Cossato
      Mentre a terra i soldati e marinai italiani combattono violentemente fino a rimpadronirsi del porto, l ’ALISEO accorre in aiuto dell'ARDITO e con l’aiuto di alcune batterie costiere in mano italiana, affonda sette battelli tedeschi (le corvette antisom, UJ2203 e UJ2219, e le motozzattere armate MFP: F 612, F 459, F 387, F 366 e F 623) e danneggia il battello della Luftwaffe FLB.412. All’ultima fase dello scontro partecipa in aiuto anche la corvetta CORMORANO accorsa nel frattempo. Terminata l'azione, il Capitano Di Cossato, raccolti alcuni feriti tedeschi in mare, si dirige lentamente verso l’Elba con al seguito l’ARDITO in grave difficoltà.
           Nel porto di Bastia rimane la Motonave HUMANITAS danneggiata dai colpi dei tedeschi. Verrà poi affondata il giorno 11 per errore dal sottomarino olandese DOLFIJN, lo stesso che nei mesi precedenti aveva già affondato lungo le coste della Sardegna i piroscafi SABBIA e EGLE.
          Nei giorni seguenti all'8 settembre, molte navi italiane vengono catturate dai tedeschi, dirottate in mare, o direttamente nei porti toscani di cui subito dopo l'annuncio dell'armistizio, avevano rapidamente preso il controllo. A Livorno furono catturati l'incrociatore leggero BARI, le corvette CAMOSCIO, ARTEMIDE e ANTILOPE, le motozzattere MZ-703, MZ-709, MZ-749, MZ-783, le vedette  VAS-238, VAS-239, VAS-305,  e, ancora in costruzione, i cacciatorpedinieri BARONE, BORSINI, CARRISTA e SQUADRISTA e le corvette CERVO, DAINO, RENNA e STAMBECCO ;Portoferraio: le torpediniere danneggiate  IMPAVIDO, ARDITO e i MAS-551, MAS-554, i VAS-208, VAS-209, VAS-214, VAS-217, VAS-219, VAS-220, VAS-228, VAS-232, MZ-785 ed il rimorchiatore N5;Bocca di Magra: i MAS-531, MAS-557, MS-34, MS-51, VAS-207, VAS-225; a Viareggio: i MAS-549, MS-12, MZ-706, MZ-744, MZ-751, MZ-754, MZ-799 e il dragamine RD13; a Portovenere: il VAS 236 e il traghetto della Tirrenia ICHNUSA ; a Piombino infine furono catturati e incorporati nellla marina tedesca i rimorchiatori CAPRAIA (ex N 29), poi autoaffondato in porto, ed il PORTO PALO (ex Palinuro) e il POLIFEMO (ex Einigkeit) poi autoaffondati a Genova nell'aprile del 1945. 
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Portoferraio, giovedì 9 settembre

La rada di Portoferraio
 Attorno all'Isola d'Elba riparano molte navi italiane provenienti da Genova, La Spezia, Bastia, La Maddalena e Pozzuoli, che dopo aver ricevuto notizie ed ordini contraddittori ed essere state più volte dirottate durante la giornata verso vari obbiettivi, si trovano riunite la sera del 9 settembre nella rada di Portoferraio.  Ci sono le corvette APE , CORMORANO DANAIDEFOLAGA, GABBIANO, MINERVA e PELLICANO e le torpediniere ARDIMENTOSO , INDOMITO,  IMPAVIDO, ANIMOSO, ARIETE,   CARINI,  e le torpediniere  CALLIOPE, FORTUNALE,  e  FABRIZI,  salpate alle 19.30 dell'8 da Pozzuoli per La Spezia, e dirottate alle 10,00 del 9 sulla Maddalena e poi alle 17,00 su Portoferraio; l'incrociator ausiliario GRIMANI ed il sommergibile CORRIDONI Su alcune torpediniere avvengono tumulti e accenni di ammutinamento da parte di chi non condivide l'armistizio e in particolare la decisione di non autoaffondarsi, ma di consegnarsi a Malta, agli inglesi.
Bandiera della Regia Marina
        Alle 17,58, da Bastia, giunge in porto l'ALISEO, con al seguito l'ARDITO  gravemente danneggiato, e sbarca Nomis di Pollone e Aimone d'Aosta ed i 25 feriti tedeschi. Supermarina affida a Nomis il comando delle navi in rada e assieme el generale GIRALDI,  la difesa dell'isola.
         Alle 20,00 una formazione aerea tedesca cerca di attaccare il porto, ma il fuoco di sbarramento delle batterie costiere e di tutte le navi in rada, convince gli aerei a invertire la rotta e rinunziare.
         Il giorno seguente, il Comando Marina di Piombino chiede al capitano Fedeli  comandante di Marina Portoferraio ed a Nomis l'invio di qualche torpediniera a difesa del porto minacciato da due torpediniere tedesche. In serata invece Supermarina  ordina a Nomis di far partire tutte le navi in grado di navigare, per Malta, via Palermo.

Il piroscafo Andrea Sgarallino
          Di Cossato, dopo aver ricevuto da Nomis l'assicurazione che l'ordine di andare a Malta proviene dal re e che le navi non dovranno essere consegnate, riparte il mattino dell'11 alla testa di un convoglio composto da ALISEO, ARDIMENTOSO, FORTUNALE, ARIETE, INDOMITO, CALLIOPE e ANIMOSO, diretto verso Palermo dove arriva alle 10,00 del giorno 12.  Dopo aver sostato in rada per cinque giorni, le navi italiane entrano in porto la sera del 18 e durante la notte vengono rifornite di acqua e abbondanti generi alimentari dagli americani. La mattina seguente le navi, scortate da unità inglesi, partono per Malta dove arrivano in serata, ancorandosi nella rada de La Valletta, dove possono rifornire con le vettovaglie imbarcate a Palermo,  il resto della flotta italiana che, provenendo da diverse destinazioni, si era consegnata, nei giorni precedenti, agli inglesi e che scarseggiava di viveri.
        Nella rada di Portoferraio restano il solo GRIMANI e le torpediniere IMPAVIDO e ARDITO seriamente danneggiate, oltre alle navi  locali GASPERI e SGARALLINO e ad un piroscafo di 3000 Ton., carico di viveri che si era appena rifugiato in porto.
Cap.Karl Wolf Albrand
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Piombino, venerdì 10 settembre
Durante la notte, alle 4,30 del 10 settembre una squadra tedesca proveniente da Torre Annunziata, al comando del Kapitänleutnant Karl-Wolf Albrand(12) costituito da due navi da guerra:  la Torpediniera TA 11 comandata dallo stesso Albrand e la TA 9 (7) comandata dal capitano Otto Reinhardt (13) con al seguito un vapore requisito alla Francia: l' HANS SS CARBET, si presenta all'imboccatura del porto di Piombino e chiede che vengano rimossi gli sbarramenti per potere attraccare e rifornirsi di acqua e carbone.
          In realtà il compito della squadra tedesca era quello di mettere in sicurezza il porto di Piombino che assieme a quello di Bastia costituiva la catena di porti indispensabile per l'evacuazione delle forze tedesche: la 90° divisione Panzergrenadieren in Sardegna e la Sturmbrigade Reichsführer-SS in Corsica.
         Il comandante di "Marina Piombino", capitano di fregata Amedeo Capuano, in un primo momento nega l'accesso, ma a seguito di espliciti ordini arrivati dal comando della 215^ Divisione Costiera di   Massa Marittima, da parte del comandante generale Cesare Maria De Vecchi di val Cismon, (quadrumviro della marcia su Roma, ma anche uno dei  firmatari dell'ordine del giorno Grandi che, nel Gran Consiglio del 25 luglio, aveva esautorato Mussolini), alle 9,30 del mattino, dà ordine di aprire gli sbarramenti del porto e concedere l'accesso al convoglio tedesco, al solo scopo di rifornirsi. 
Gen. De Vecchi
Le navi tedesche fanno il loro ingresso in porto, ma le due torpediniere si posizionano subito ai due lati opposti del porto, (la TA11 al molo sud, la TA9 a quello nord) in modo tale da poter coprire con i loro cannoni tutto il campo dell'area portuale.
        Assieme alle navi tedesche fanno il loro ingresso in porto  quattro vedette antisom Italiane la VAS 201, 214, 219 e 220, (9)  che, provenienti da Imperia e dirette a Portoferraio, erano state dirottate su Piombino da motosiluranti tedesche uscite da Livorno, e che, prese in consegna dalla squadra di Albrand,  con i cannoni puntati, sono ora obbligate ad ormeggiarsi accanto alle torpediniere restando in ostaggio della forza navale tedesca.
        Alle 12,00 entrano in porto quattro motozzattere MFP Marinefährprahm  (F420, F513, F514, F542), due motosiluranti e due chiatte peniches: la MAINZ, la MEISE) . Poco dopo arriva anche la 10° squadra di soccorso aereo della Luftwaffe (11) composta da 2 battelli Flugbetriebsboot (Fl.B.429, Fl.B.538) e 4 lance veloci (Fl.C.3046, Fl.C.3099, Fl.C.504 e Fl.C.528)
          Alle 13,00 le corvette italiane FOLAGA, (cap. Thorel) APE (ten Balbo di Vinadio) e CORMORANO (ten. Raiani) lasciano l'Elba intercettando nel canale di Piombino  un convoglio di 5 Motozzattere tedesche: le F429, F456, F479, F506, F507, e costringendole a riparare semi arenate nel golfo di Populonia.
        Alle 17,00 altri otto battelli tedeschi (motozattere MFP fra le quali l' F554, motosiluranti e peniches, fra le quali la BREMERHAVEN e probabilmente la KÖLN, JÖRN, KURT, HAMBURG e GOTENHAFEN) entrano in porto, seguiti più tardi dai pattugliatori, Vp 7017, 7018, 7019 della 70° flottiglia pattugliatori.  Infine all'imbrunire, entra in porto anche il dragamine R 185 (8), della 12°  Räumbootsflottille, al comando del Leutnant zur See Schliephacke. 
Porto di Piombino - Il semaforo

         Nel frattempo il generale Fortunato Perni, comandante del Presidio di Piombino, contattato dal capitano Albrand, aveva da parte sua già autorizzato la presenza al Semaforo di due segnalatori tedeschi disarmati, che in realtà si presentano armati di tutto punto alla batteria presidiata dagli uomini della milizia della Difesa ContrAerea Territoriale: DICAT e comandata dall'avvocato fiorentino, capitano dell'esercito Andrea Magarini, (1) e prendono possesso del vicino semaforo effettuando segnalazioni al naviglio tedesco nello stretto.
I tedeschi, intanto sbarcano diverse pattuglie che iniziano ad infiltrarsi nei dintorni del porto, facendo così presagire la loro volontà di occupare la città.
            La popolazione e gli operai affluiti dall'Ilva e dalla Magona, già allertati dalle manovre tedesche dei giorni precedenti, reagiscono con manifestazioni di protesta davanti al Comando di Presidio, situato nello stadio Magona, chiedendo ai militari italiani una reazione immediata e decisa e minacciando, in caso contrario, un’inserruzione.
 
215° div.costiera
 
215° div. costiera
Regg.to artiglieria
In quei giorni, nelle vicinanze del Comando di Massa Marittima è acquartierato il XIX Battaglione carri medi, costituitosi da appena dieci giorni, al comando del tenente colonnello Angelo Falconi, facente parte del 31° Reggimento carristi  e provvisoriamente aggregato alla  215^ Divisione Costiera comandata dal De Vecchi, ma in procinto di partire per raggiungere la Divisione Corrazzata Centauro II di stanza ad est di Roma.
          A seguito della crescente pressione popolare il generale Perni acconsente a chiamare in difesa della città il Battaglione Carri. In realtà la sua vera intenzione, ispirata dal generale De Vecchi, è quella di usarlo per ripristinare l'ordine in città.

Carro Medio M 15/42
           Civili e militari iniziano intanto a organizzare le difese, attrezzando la batteria E207 di Montecaselli, comandata dal capitano Scaravaglio di Savona, (14) quella di Salivoli e la Sommi Picenardi di Punta Falcone, oltre alla 190a del Semaforo del capitano Magarini, dove i due segnalatori tedeschi vengono disarmati e catturati dagli uomini della Batteria fra i quali il caposquadra Giovanbattista Salvadore. Contemporaneamente i tedeschi si preparano all'assalto organizzandosi su tre obbiettivi:: la conquista della postazione del Semaforo, l'occupazione del porto, l'occupazione dei punti nevralgici della città.
       
La pressione sulle autorità militari si fa sempre più forte. Un assalto alla Casa del Fascio, in cerca di armi, viene sventato da un plotone della Territoriale  che spara in aria. Si giunge ad un punto di tensione tale che il generale Perni ordina al battaglione corrazzato appena giunto in città con circa 20 Carri Medi M15/42, (2) dotati di cannoncino Breda 47/40 Mod.39 e di 3 mitragliatrici Breda Mod.38 8mm, di aprire il fuoco, a scopo intimidatorio, per sciogliere le manifestazione popolari. Lo stesso generale si preoccupa premurosamente di avvertire il capitano tedesco di non allarmarsi per gli spari che sente dal porto, perché sono i suoi carrarmati che sparano verso i civili. (5)
          La popolazione per nulla intimorita continua a manifestare, mentre tra le gerarchie militari italiane scoppiano violentissimi contrasti tra chi vuole respingere l’attacco tedesco (il comandante di "Marina Piombino" Capuano e i suoi ufficiali) e chi invece vuole accordarsi con loro per cedere il porto e la città: il gen. De Vecchi e il generale Perni che arrivano a destituire Capuano che, tuttavia, resta al suo posto.
Dal contrasto deriva una reciproca neutralizzazione ed un completo vuoto di potere. A quel punto alcuni cittadini, sia spontaneamente, che riuniti nel Comitato di concentrazione antifascista, formatosi nelle settimane precedenti, tentano di prendere in mano la situazione, affidando il comando delle operazioni al comandante della DICAT  capitano Giorgio Bacherini che aveva manifastato sentimenti antifascisti e completando la presa della varie batterie e postazioni di artiglieria, fermando i marinai e gli addetti ai pezzi che le stavano abbandonando e cercando di convincere alcuni ufficiali subalterni (fra i quali il S.Tenente Filograno) ad assumere il comando dei carri ed a schierarli contro i gruppi d’assalto tedeschi che erano stati nel frattempo fatti sbarcare e che iniziavano a penetrare verso la città e verso gli impianti industriali. (15)

Militari e civili piombinesi insorti

           Appena si fa buio, gli italiani sparano un bengala per illuminare il porto e il capitano Albrand, credendolo un segnale di attacco, ordina alle sue navi di aprire il fuoco. Alle 21,15 inizia così  lo scontro aperto che si protrae per alcune ore. Agli scontri a fuoco partecipano reparti dell’Esercito, della Marina e della Guardia di Finanza oltre a numerosi cittadini. Nel corso dei combattimenti per la difesa della caserma della Finanza rimangono feriti il Comandante della Tenenza e due sottufficiali, colpiti da raffiche di mitragliatrice sparati dalle motozattere tedesche. Il Sottobrigadiere Vincenzo Rosano, a causa delle gravi ferite riportate, morirà il giorno successivo in ospedale.
         La batteria di Montecaselli e quella  di Villa Parrini e del Semaforo, iniziano a cannoneggiare le imbarcazioni tedesche alla fonda, che avevano già aperto il fuoco contro le batterie e che ora cercano di sottrarsi ai colpi salpando per guadagnare il mare aperto. Anche alcuni carri che avanzando lungo la strada, sono arrivati in vista del porto, iniziano a cannoneggiare le navi tedesche.  Le due torpediniere vengono ambedue colpite gravemente, anche il CAPITANO SAURO ed il CARBET sono duramente colpiti, come quasi tutte le motozzattere e i dragamine. Un proiettile colpisce una delle vedette antisom italiane VAS incendiandola. Il gasolio incendiato che si riversa in mare sparge il fuoco fino alle navi vicine, ed anche la TA 11 viene avvolta dalle fiamme. Le peniches: MAINZ, la MEISE vengono affondate.
             Intorno al porto, illuminato a giorno dalle navi in fiamme,  proseguono gli scontri fra le truppe tedesche che, ormai sulla difensiva, iniziano a ritirarsi  ed i marinai ed i civili appoggiati dai carri armati. A mezzanotte la TA 9 del capitano Reinhardt, si allontana dal porto, gravemente danneggiata, ma continuando a rispondere al fuoco delle batterie italiane e costeggiando l'Elba per sottrarsi ai tiri di Punta Falcone, guadagna il mare aperto verso Livorno. Alle 5,00,  la TA 11 del capitano Albrand colpita da numerosi proiettili sparati dai carri italiani, affonda nel porto.
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Piombino, sabato 11 settembre
All’alba dell’  11 settembre i tedeschi dopo aver subito pesanti perdite, sono costretti alla resa e dopo essere usciti dal ricovero antiaereo del porto dove si erano asserragliati, vengono fatti prigionieri in circa 300. Dopo poco però giunge l’ordine del gen. De Vecchi di liberare tutti i prigionieri tedeschi e di restituire loro le armi. Il generale Perni trasmette l'ordine e così il comandante della DICAT deve far liberare i soldati tedeschi. (6)
           Mentre il dragamine tedesco R 185 rimasto incolume si allontana a tutta forza in cerca di rinforzi, una parte dei soldati tedeschi liberati lasciano Piombino per Livorno a bordo delle Motozzattere ancora galleggianti. Più tardi, nel pomeriggio altri duecento soldati tedeschi si allontanano da Piombino, verso Livorno, a bordo del CAPPELLINI, unico vapore rimasto quasi incolume. Il CARBET, gravemente danneggiato, viene affondato all'interno del porto. Il giorno seguente 12 settembre  il CAPITANO SAURO, ancora attraccato alla banchina,  viene autoaffondato, allagando le stive, ed abbandonato dall'equipaggio.
         Questi atti, che vanificano due giorni di lotta, provocano immediate reazioni di protesta da parte della popolazione. Il generale Perni, che già si era distinto il giorno prima, facendo sparare, sia pure a scopo intimidatorio, verso la popolazione, viene accusato di tradimento e dopo essere stato pesantemente insultato e fatto oggetti di sputi in faccia, deve asseragliarsi all'interno del Comando di Presidio.
          Le linee di comunicazione vengono interrotte ed in un rapido crescendo tutte le strutture ed i comandi militari scompaiono totalmente lasciando la città abbandonata a se stessa, senza la minima possibilità di difesa. Contemporaneamente il comando di divisione, da Massa Marittima, ordina lo scioglimento del XIX battaglione carri e concorda la resa con i tedeschi che si impossessano della città all’alba del 12 settembre.

Bando Comando Costiero Elba

           I militari che presidiavano le batterie non vengono neppure avvertiti e apprendono della resa e del disfacimento della struttura militare italiana quando nessuna risposta arriva più dal comando DICAT (3) ormai abbandonato. A quel punto fuggono anch'essi, dopo aver sabotato e reso inutilizzabile qualche cannone.
          Terminò così tristemente la battaglia di Piombino. Gran parte dei militari: soldati e ufficali si dispersero in cerca di mezzi di trasporto per tornare a casa. Gli operai e i civili che più si erano esposti e gli altri che avevano da temere l'arrivo dei tedeschi e il ritorno dei fascisti, si rifugiarono nei boschi e nelle settimane seguenti, alcuni di loro, dettero vita alle prime formazioni partigiane.  La banda di Poggio alla Marruca, gia a fine settembre inizierà ad essere operativa e confluirà poi nella terza Brigata Garibaldi..
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         I caduti tedeschi nei combattimenti furono centoventi.
         I caduti italiani furono quattro (i marinai: Giovanni Lerario e Giorgio Perini, il brigadiere della Guardia di Finanza: Vincenzo Rosano ed il civile Nello Nassi) oltre ad una diecina di feriti tra marinai, soldati, finanzieri e civili.
         Fu affondata la torpediniera TA11. e gravemente danneggiata la torpediniera TA9.
        Due piroscafi carichi di rifornimenti: il CARBET ed il CAPITANO SAURO, furono gravemente danneggiati e poi affondati  Furono inoltre affondate sette motozzattera armate MFP , le chiatte peniches KARIN  MAINZ e MEISE, tutti i battelli della squadra di soccorso aereo: Fl.B.429, Fl.B.538, Fl.C.3046, Fl.C.3099, Fl.C.504 e Fl.C.528 e tutte e quattro le vedette antisom VAS 201, 214, 219 e 220 che erano state catturate agli italiani.
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Fonti:
war diary 1. Marinebordflakabteilung Süd
war diary 2. marinebordflakabteilung Süd
war diary Seetransportchef Italien
war diary Seetransportstelle Livorno
Lothar Talberger, Chronik der 6. Räumbootsflottille 1941 bis 1945
Manfred Krellenberg, U-Boot-Jagd im Mittelmeer
Wirich von Gartzen, Die Flottille
war diary 2. Landungsflottille
Allessandro Dondoli, Piombino, Settembre 1943
Vincent O´Hara, Piombino Harbor - Another Victory in a lost cause
Navi Militari Perdute
battle report Lt.z.S. Schliephacke

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Il ricordo dei caduti in mare presso il semaforo di Piombino. Ormai da tempo dimenticato come tutti i morti della guerra.

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Qui altra documentazione fotografica
Note --------------------------------------------------------.
G.Battista Salvadore e Maria Brezza
(1) Testimonianza di Giovanbattista Salvadore (15.06.1915 - 10.05.1974)
" Miei cari, l'8 settembre, come voi già sapete, ero in batteria a Piombino alla 190.a. Il 9 settembre sono entrate in porto due cacciatorpediniere tedesche, 14 mezzi da sbarco e un piroscafo armato. La batteria è stata circondata da marinai tedeschi armati e dopo una mezz'ora è venuto un tedesco e ha detto che potevamo rimanere ai nostri posti, bastava che non facessimo atti di ostilità; egli avrebbe messo due suoi marinai di servizio al semaforo per le segnalazioni con le navi di passaggio nel canale di Piombino. e così avvenne.
Io ero, quel giorno, di ispezione ed ebbi l'ordine dal comandante che a tempo debito avrei dovuto disarmare i due marinai suaccennati. Andai da loro e mentre parlavo del più e del meno, verso le ore 18, le navi dal porto incominciarono a sparare a fuoco serrato sulla batteria. Noi tre che eravamo sul terrazzo del semaforo, ci gettammo pancia a terra e strisciando scendemmo giù. Presi i due marinai con la scusa di correre verso il ricovero; ad un certo momento, mi girai di scatto, fingendo con una mano in tasca di avere una rivoltella e gridai "ALT!". I due "giannizzeri" alzarono le mani e si fecero disarmare, poi li consegnai al personale di guardia all'aerofono. Il comandante dette ordine di andare ai pezzi ed in tutto non eravamo che una quindicina di persone, perché il rimanente se l'era squagliata. In tutti i casi, aprimmo il fuoco con tre cannoni e riuscimmo ad affondare un caccia, il piroscafo ed una decina di mezzi da sbarco. A mezzanotte, il porto di Piombino ardeva e per diverse ore e sempre si combatteva, perché i marinai tedeschi si erano asserragliati nel ricovero antiaereo del porto e di lì, con le armi automatiche, sostenevano il combattimento.
La mattina seguente, il comandante telefonò al comando DICAT, spiegando ogni cosa e chiedendo di mandare i carri armati per farla finita. ma dal comando DICAT, dopo promesse, non si otetnne nulla e verso le dieci del mattino, il comandante ritelefonò, dicendo che se non avessero mandato per le undici i carri armati, sarebbe andato lui con i suoi uomini e che avrebbe portato tutti i tedeschi prigionieri al Comando. Di fatto, scoccarono le 11 e nulla si era ottenuto. In batteria non eravamo rimasti che 9 marinai, 2 sottufficiali ed il comandante quindi l'impresa era abbastanza rischiosa. ma noi l'intraprendemmo. Dietro ordine, ci caricammo il petto di bombe a mano e andammo all'attacco. Ad un certo punto, intravedemmo dietro un cespuglio un berrettino tedesco ed io lanciai una bomba a mano e di lì sortirono ben dieci marinai tedeschi che disarmammo subito. Ci portammo al di sopra del ricovero e incominciammo a buttar giù le bombe a mano, a quattro a quattro per ogni uomo, in modo che scoppiavano contemporaneamente 44 bombe a mano. A quel fracasso, dopo la terza scarica di bombe, i tedeschi cacciarono fuori un bastone con uno straccio bianco e il comandante parlò, nascondendosi dietro un ufficiale tedesco, dicendo che avrebbe mandato giù un sottufficiale con due marinai per disarmarli, man mano che sarebbero venuti fuori: così, andai io con due marinai a disarmarli. Erano diverse centinaia di tedeschi fatti prigionieri da noi - undici, in tutto - e quando ci videro rimasero bocca aperta. Di lì a poco venne il comandante del DICAT, Bagarini, il quale parlò con un maggiore tedesco e vidi che, dopo, tutti si imbarcarono sui mezzi disponibili e presero il largo. Noi rimanemmo in batteria ed il comandante stilò la relazione, citando noi due sottufficiali ed i nove marinai "superiori ad ogni encomio".
La mattina alle 5, mentre dormivamo sull'erba, vennero a mitragliare la batteria alcune motosiluranti tedesche e noi rispondemmo al fuoco. Il comandante telefonò al comando DICAT ma invano: TUTTI SE L'ERANO SQUAGLIATA, senza neanche avvisarci. Il comandante, quasi con le lacrime agli occhi, capì l'impossibilità di continuare a resistere, perché in pochi ed anche perché i tedeschi avanzavano dal mare e da terra quindi dette ordine di abbandonare la batteria. Ci distribuì viveri ed a me dette cento lire, perché ero privo di soldi, così abbandonai Piombino, diretto verso Pola, a piedi, perché qui c'era Maria con Loredana (moglie e figlioletta) prive di ogni risorsa ed in più Nini (il cognato) invalido di guerra e ammalato. Dopo ben quattordici giorni, quando stavo già per raggiungere Pola, a Degnano fui preso dai tedeschi. Presentai loro i miei docuenti e cercai di fargli capire che non ero un partigiano. Ero in condizioni pietosissime, i piedi li avevo laceri e sanguinanti e riuscii ad andare a casa per un mese. Allo scadere del mese non mi presentai.
Il mio comandante in batteria a Piombino era il capitano dell'esercito AVV. Andrea Magarini, abitante in via Valdarno a Firenze. Lui potrà testimoniare quanto io feci a Piombino, elogiandomi. 
Giovambattista Salvadore
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Carro medio M15-42
(2) L’ M15/42 era la definitiva versione del carro ‘Medio’ italiano. Equipaggiato con motore FIAT-SPA 15TB M.42 a benzina, più potente del vecchio diesel,  aveva come suo punto di forza il cannone da 47/40 mm, pensato esclusivamente per l'impiego controcarro. La sua alta velocità iniziale combinata alle granate perforanti gli permetteva di perforare 61mm di corazzatura verticale a 500 metri.
Lo spessore della corazza era stato aumentato, ma il mezzo era ancora decisamente inferiore ai carri inglesi e statunitensi. La produzione di mezzi iniziata nel dicembre del 42 fu sospesa dopo pochi mesi, presentando gli stessi inconvenienti degli antecedenti. Problemi ai filtri del motore, alle sospensioni, resero l'impiego del carro in Africa un grande insuccesso.
Su uno di essi, mentre fa un discorso, Mussolini è ritratto in una famosa foto dei tempi della repubblica di Salò. In totale "dovrebbero" essere stati prodotti poco più di 120 esemplari che andarono ad equipaggiare: - Una compagnia del XVIII battaglione corazzato "misto" (20 carri),
- Una compagnia del XIX battaglione corazzato "misto" (anche qui 20 carri), - Tre squadroni del reggimento "Lancieri di Vittorio Emanuele II" (25 carri ciascuno), - il 10° squadrone (di riserva) dello stesso reggimento (10 mezzi su due plotoni),
Qualcuno finì al deposito del 33° reggimento carri.
Dopo l'8 settembre 1943 alcuni carri furono catturati dai tedeschi e utilizzati da essi prevalentemente nei Balcani contro i partigiani comunisti. Qualche carro venne recuperato dai militi della R. s. i. ed utilizzato nel gruppo corazzato "Leonessa".
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3)  I Comandi DICAT della Zona Militare Marittima Elba-Piombino erano due,uno per le 7 batterie dell'Elba a Forte Falcone e uno per le 4 batterie di Piombino, sul Castello di Piombino. Il comando DICAT di Piombino. difeso da una mitragliatrice Breda 31 calibro 13.2, una mitragliatrice Breda 37 calibro 8mm e da mitragliatrici calibro 6,5. 4, sovrintendeva alle 4 batterie del Presidio di Piombino, di cui una (quella del Semaforo) a doppio compito antiaereo-antinave con artiglierie 102/35 S. A e tre (quelle di Montecaselli, Salivoli e Falcone) antiaeree con artiglieria da 76/40. Ogni postazione era attrezzata per la difesa ravvicinata con mitragliatrici, le quali guarnivano anche i posti semaforici.
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4) Il relitto di un battello fluviale francese Peniche, requisito dalla Marina Militare Tedesca per il trasporto delle munizioni, affondato nel 1943 è stato individuato all'imbocco del Porto dal lato più vicino al Semaforo. Si tratta con tutta probailità della KARIN, affondata all'incirca in quel punto il 9 settembre del 1943.
Il relitto è in buono stato di conservazione, è rimasto in assetto di navigazione ed al suo interno si possono trovare nuvoli di castagnole, aragoste, grossi gronghi e saraghi.
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5)Nel pomeriggio si udirono degli spari provenienti dalla città. I civili stavano dimostrando. Il generale italiano mi avvertì di non dare peso a questi spari. Erano i suoi carri armati che sparavano sui civili. Le mie sentinelle dal posto di segnalazione mi confermavano questo fatto (...). Fra le 19.30 e le 20.30 venni a sapere, per indiscrezioni provenienti dalle Acciaierie, che truppe italiane e anche civili avevano intenzione di attaccare”. Kptl. Albrand, comandante della nave cacciatorpediniere TA11 e del convoglio tedesco (BundesArchiv-MilitarArchiv Freiburg, Bestand: R.M.94/V./III - M.124, carte 3-19).
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6)A Piombino sono circa trecento i tedeschi rimasti prigionieri e disarmati in combattimento nell’azione di ieri. Chiedono d’essere messi in libertà o di avere l’onore delle armi. Faccio dire a Perni, comandante del Presidio, che può lasciare la scelta agli stessi tedeschi. Partono in duecento coi mezzi a loro disposizione. La popolazione di Piombino (bella gente quella!) tumultua e vorrebbe recare in qualunque modo offesa a quelle forze tedesche. Ordino a Perni di usare qualunque misuracontro la popolazione per evitare qualsiasi disordine, primo fra tutti quello di mancare riguardo a questi cento tedeschi”.Dal diario del generale De Vecchi, pubblicato da S.Setta, Cesare Maria De Vecchi di ValCismon. Diario, in “Storia contemporanea”, anno XXIV, n.6, dicembre 1993..
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(7) Le Torpedoboote Ausland: (torpediniere straniere) denominate dalla sigla TA seguita da un numero furono dei piccoli cacciatorpediniere o delle grosse torpediniere catturate dai tedeschi e incorporate nella Kriegsmarine. La maggior parte di queste unità proveniva dalla Regia Marina e vennero catturate dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. La TA 9 e la TA 11 erano delle torpediniere francesi riparate a Biserta dopo il 1940, incamerate dagli Italiani nel 1942  e poi passate ai tedeschi dopo l'aprile del 1943. Erano vascelli di 80 metri da 850 tonnellate, con 105 uomini di equipaggio, armate con due cannoni da 100/40 su due torrette, 2 cannoni da 37 mm, 2+2 mitragliere gemelllate da 13,2 mm, 2 lanciasiluri da 550 mm e 10 lanciagranate. 
La TA 9 (ex La Bombarde) fu affondata in seguito ad un attacco aereo alleato il 23 agosto 1944 nel Tirreno; la TA 11 (ex L'Iphiginie) fu affondato nel porto di Piombino l'11 settembre 1943
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(8) Il dragamine tedesco R185 (un Räumboote classe R 25, di 35 m.e 125 t., con 35 uomini di equiopaggio) aveva lasciato il porto di Livorno alle 0.00 del 4 settembre diretto a Bastia dove aveva attraccato alle 6.30.  Alle  14.00 era ripartito rientrando a Livorno alle 19,00. Il 6 settembre era nuovamente salpato alle 0,30 raggiungendo Bastia alle 6,50. Alle 14,00 era ripartito per attraccare alle 19,00 ancora a Livorno. Il giorno 10 settembre, nel tardo pomeriggio, era finalmente salpato per Piombino che aveva raggiunto nella serata. L' R185 fu affondato nel porto di Genova il 25 aprile del 1945.
(9) Durante i primi mesi di guerra si era sentita la mancanza di un valido mezzo per constratare i sommergibili nemici, che si spingevano fino alle uscite dei porti, nelle acque costiere e per proteggere il traffico dentro le rotte di sicurezza; Nel 1941 con la cattura di 6 motosiluranti Jugoslave si trovò uno scafo adatto a tale unità si adatto subito tale scafo ai già progettati Vas ( Vedette Anti Sommergibile ) dei cantieri Baglietto di Varazze. Tali unità si rivelarono veramente ottime e furono riprodotte in 48 esemplari di 28 metri, da 68 t. in due distinte serie: da Vas 201 a Vas 214 e da Vas 215 a Vas 248. L'armamento era costituito da due lanciasiluri ad impulso laterale tipo Missini sistemati in coperta a prora, da due tramoge con 30 bombe di profondità da 104 Kg e da una torpedine da rimorchio con relativa gruetta a poppa estrema, le due mitragliere da 20 mm erano a prora e al centro nave.
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(10) Il mezzo da sbarco denominato MFP Marinefährprahm era il più grande fra quelli a disposizione della  Kriegsmarine. Anche se richiesto originariamente per la progettata invazione dell'Inghilterra nel 1940, i primi esemplari furono consegnati nel 1941 e furono quasi sempre usati per trasporto truppe (200 soldati) e mezzi (fino a 140 ton.) compresi i carri Tigre.
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Battello di salvataggio FL.B
(11) I battelli della  10° squadra di soccorso aereo della Luftwaffe, che furono tutti affondati, erano:due Battelli Flugbetriebsboot B IV / Seeteufel IV: -  FL.B.429 di 24,5 m e  43 t - FL.B.538 di 27,6 m e  65 t , quattro lance veloci Flugbetriebsboot Luftwaffen-Motorjolle  - FL.C.3046 di 10,6  e 4 t -  FL.C.3099 di 10,6 m e 4 t -  FL.C.504 di 8,6 m e 3 t -  FL.C.528 di 8,6 m e 3 t.
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12) ALBRAND Karl-Wolf  - born on 15.05.1899 at Bremen - last rank Kpt.z.S. since 01.04.45
06.40-05.41watch officer at 16.M.S.-flottilla  - 05.41-05.42 group leader at 44. and 14.M.S.-flottilla  - 05.42-12.42 captain at 12. and 24.M.S.-flottilla  - 01.43-07.43 camp Oberursel (zbv)  - 08.43-09.43 captain TA11 at 3. Geleit-flottilla  - 02.44-01.45 captain TA26 (ex ital. "Ardito") at 4. Geleit-flottilla  - 01.45-end commander 18. VP-flottilla
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13)  REINHARDT Otto  - born on 02.04.1917 at Hamburg - last rank Kptlt. since 07.07.1943
08.39-03.40 11.S.St.A.  - 03.40-05.40 Spr.Schule  - 05.40-03.41 captain 14.M.S.-flottilla  - 03.41-06.41 captain 3.M.S.-flottilla 06.41-06.43 captain 8.M.S.-flottilla  - 08.43-09.43 captain TA9 at 3. Geleit-flottilla  - 10.43-04.44 captain of TA23 at 3.Geleit- resp. 10.T-flottilla  - 05.44-12.44 commander 11. R-flotilla  - 01.45-end staff MOK Sür, F1op
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(14) In questa batteria era presente Nerio Signorini che, assieme ad altri coadiuvò gli artiglieri che erano rimasti ai pezzi. Signorini, che aveva poi aderito alla Brigata Garibaldi,  fu ucciso il 25 giugno 1944 fra Campiglia e Venturina.
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(15) Fra coloro che parteciparono alle azioni, vi furono Francesco Mulé, marinaio in servizio alla batteria di Montecaselli,  Federigo Tognarini ed Ermete Cappelli del Comitato antifascista, Athos Cicalini che coadiuvò gli artiglieri a Montecselli, Agostino de Pani, fuochista del piroscafo "Capitano Sauro", il barbiere Sauro Calzolari e molti altri.
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(16) Ore 19,45 - dai microfoni dell'Eiar - Il Maresciallo Badoglio lesse il seguente proclama:" Il Governo italiano, riconosciuta l'impossibilità di continuare l'impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell'intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al Generale Eisenhower Comandante in Capo delle Forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accettata. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse, però, reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza."
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(17) Il sommergibile inglese SPORTSMAN al comando del capitano Richard Gatehouse,  quattro giorni prima, il 6 settembre, aveva affondato presso il porto di Aléria in Corsica i pescherecci Angiolina P. e Maria Luisa B.
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(18)  La destinazione della Maddalena da parte dello Stato Maggiore fu probabilmente una scelta di compromesso. La destinazione più logica e l'unica rispondente alle clausole armistiziali sarebbe stata infatti quella di Bona in Algeria.
I punti di impatto delle bombe sulla Roma
Dal momento però che Bergamini e molti altri comandanti avevano manifestato la loro estrema contrarietà alla consegna della flotta agli angloamericani, preferendo piuttosto l’autoaffondamento, la scelta di lasciare immediatamente La Spezia, facendo dirigere la flotta sulla base italiana della Maddalena permise di evitare la sua cattura da parte dei tedeschi (evitata per pochissime ore) e di rinviare la decisione della consegna.
Anche la decisione di Bergamini di scegliere la rotta ad ovest della Corsica, opposta alla rotta per Malta, oltre che obbedire a quanto previsto dal punto 3.a. del promemoria Dick,  rispondeva probabilmente anche alla preoccupazione di fugare i sospetti di una volontà di consegna. Questa ipotesi sembra confermata dal fatto che le navi della flotta non innalzarono il grande pennello nero (punto 7. del promemoria Dick) che avrebbe dovuto segnalare l’accettazione dell’armistizio. Inoltre questa rotta lasciava aperta anche la possibilità di dirigersi sulle Baleari per farsi internare dagli spagnoli, anziché consegnarsi agli anglo-americani.
Bombardiere: Dornier Do-217
Già nelle prime ore del mattino del 9, essendo sfumata la possibilità di destinare la Maddalena a rifugio per il Re ed essendo stato confermato il netto rifiuto degli alleati riguardo all'ipotesi di poter parcheggiare la flotta in un porto italiano, lo Stato Maggiore di De Courten aveva deciso definitivamente che l'unica destinazione possibile era quella di Bona. Tuttavia non fidandosi della possibile reazione di Bergamini, fu incredibilmente deciso di non far trasmettere l'ordine via radio, ma di fargli comunicare la decisione di persona, dopo l'attracco alla Maddalena, forse per poter verificare e controllare la reazione dell'ammiraglio.
Solo la conquista della Maddalena da parte di un piccolo contingente di tedeschi fece precipitare la situazione e costrinse Supermarina a ordinare via radio a Bergamini di puntare su Bona, quando la flotta era ormai in vista di Bonifacio e della Maddalena. L'ordine arrivato alle 14,30 era però terribilmente tardivo. Tuttavia Bergamini ordinò subito a tutte le navi della squadra di "accostare ad un tempo per 180° a sinistra" e comunicò in onde cortissime a Supermarina la ricezione e accettazione dell'ordine di dirigere su Bona.

Aereoporto di Olbia Venafiorita: Macchi C-202
La rotta a ponente  della Corsica fu probabilmente determinante nell’affondamento della ROMA. Infatti la zona dell’Asinara era comodamente nel raggio di azione dei Dornier del 100° stormo da bombardamento della Luftwaffe di stanza ad Istres, (gli unici a disporre della bomba radioguidata FX-1400) mentre i i dieci aerei italiani efficienti del 24^ Gruppo autonomo erano stati appena inviati da Venafiorita (Olbia) a Littoria in vista dell'invasione alleata. Gli unici aerei rimasti al 160° Gruppo erano  quattro malmessi Macchi C202 dell' 82^ squadriglia, 13° Gruppo Caccia del colonnello Fanali. Questi quattro caccia in effetti si alzarono in volo al comando del capitano pilota Dezzani, ma cercarono inutilmente la flotta ad est della Corsica, come era stato loro incredibilmente indicato per un disguido con Supermarina.
Infine, anche la maggior durata del viaggio della flotta italiana verso sud, dovuta al percorso più lungo, e le tre ore perdute nell'inutile tratto fra l’Asinara e Bonifacio e quindi nella conversione a 180° ancora verso l’Asinara, furono quasi certamente decisive per consentire agli aerei tedeschi di concludere la loro missione.
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19)  Carlo Fecia di Cossato ( 1908-1944)
Comandante dei sommergibili MENOTTI e TAZZOLI con il quale condusse fra l'aprile del 41 e la fine del 42 sei lunghissime missioni atlantiche, affondando 18 navi, e successivamente della Torpediniera ALISEO con la quale condusse lo scontro di Bastia del 9 settembre del 43..
Medaglia d'Oro al valor militare e Croce di Ferro. Destituito dopo l'armistizio, a seguito del suo rifiuto di giurare fedeltà al nuovo governo. Morì suicida a 36 anni, il 27 agosto 1944.

Doenitz conferisce la Croce di ferro

Navi affondate dal TAZZOLI di Carlo Fecia di Cossato
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15/4/1941      Oceano Atlantico    Aurillac   Gran Bretagnia
7/5/1941        Oceano Atlantico    Fernlane Norvegia
9/5/1941        Oceano Atlantico    Alfred Olsen    Norvegia
12/8/1941      Oceano Atlantico    Sangara    Gran Bretagnia
6/3/1942        Oceano Atlantico    Astrea       Olanda
7/3/1942        Oceano Atlantico    Tonsbergfjord          Norvegia
9/3/1942        Oceano Atlantico    Montevideo        Uruguay
11/3/1942      Oceano Atlantico    Cygnet      Panama
13/3/1942      Oceano Atlantico    Daytonian           Gran Bretagnia
15/3/1942      Oceano Atlantico    Athelqueen       Gran Bretagnia
1/8/1942        Oceano Atlantico    Kastor      Grecia
7/8/1942        Oceano Atlantico    Havsten    Norvegia
19/8/1941      Oceano Atlantico    Sildra         Norvegia
12/12/1942    Oceano Atlantico    Empire Hawk      Gran Bretagnia
12/12/1942    Oceano Atlantico    Ombilin       Olanda
21/12/1942    Oceano Atlantico    Oueen City          Gran Bretagnia
25/12/1942    Oceano Atlantico    Dona Aurora     Stati Uniti

Natale del 1941 - Il Tazzoli rientra a Saint Nazaire
Nel dicembre del 1941 il TAZZOLI, compì una missione di salvataggio nel sud atlantico per raccogliere i sopravvissuti del famoso razziatore tedesco, l'incrociatore ATLANTIS, affondato dall'incrociatore britannico DEVONSHIRE, dopo che la posizione della nave tedesca era stata scoperta grazie alla macchina “Enigma”. L'equipaggio fu salvato in un primo momento dal PYTON, la nave appoggio che fu più tardi intercettata ed affondata dall'incrociatore DORSETSHIRE. Due sommergibili tedeschi presero a bordo i 414 sopravvissuti e Dönitz immediatamente richiese assistenza agli italiani. I capienti Torelli, Tazzoli, Calvi e Finzi furono spediti a sud a tutta velocità per incontrare gli U-boot tedeschi e prendere a bordo 254 sopravvissuti. I quattro sommergibili rientrarono nel porto francese di Sant-Nazaire intorno a Natale, completando uno delle operazioni di soccorso più spettacolari della guerra.
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(20) Messaggi radio fra Supermarina e le navi italiane il 9 settembre
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23,45-08 - Da Supermarina a CC.FF.NN.BB. "Salpare per La Maddalena."
00,21-09 - Da CC.FF.NN.BB. a Tutti: "Attivate. Passate pronti a muovere”.
00,52-09 - Da CC.FF.NN.BB. a Pegaso, Impetuoso, Ardimentoso, Orione, Orsa. "Partire ore 02.00 giorno 9 V. 22 per ancoraggio. Lat. 42°.36’ N Long. 80°.19’ E. A Isola Asinara”.
01,38-09 - Da CC.FF.NN.BB. a Tutti "Nave Roma passerà ostruzioni ore 03.00 giorno 9 preceduta dai CC. TT. e 7a Divisione seguita Nave Italia Nave V. Veneto”.
02,00-09 - Da CC.FF.NN.BB. a Supermarina "COMANDO IN CAPO FORZE NAVALI DA BA7TAGLIA - 15749. Tabella Asti -Previsioni partenza Forze Navali da La Spezia 030009 velocità nodi 24 punto 42°.36’ latitudine 8°.19 longitudine,  [l’ammiraglio Bergamini, precisando tali coordinate, che si riferiscono al punto situato a 18 miglia al traverso di Punta Revellata - Corsica - con Rilevamento vero di 52°, comunicava il punto di atterraggio dal quale poi dirigere sull’Asinara, assicurando quindi Supermarina che passava all’esterno della Corsica]  e 41°.09’ latitudine 8°.19’ longitudine  [coordinate del punto di atterraggio nel Golfo dell’Asinara, posto a circa 2 miglia dall’Isolotto dello Scorno, dal quale accostare per prendere la rotta di sicurezza e dirigere verso le Bocche di Bonifacio]  alt Arrivo La Maddalena ore 14.30 alt Ore 06.09 riunione con 8a Divisione et Torpediniera LIBRA alt Torpediniera PEGASO Torpediniera IMPETUOSO Torpediniera ORSA Torpediniera ORIONE precedono Forza Navale scorta avanzata alt AII Tabella Asti 020009”.
03,13-09 - Da CC.FF.NA.BB. a Tutti: "Salpate”.
04,11-09 - Da CC.FF.NA.BB. a Tutti: "Disponetevi secondo il dispositivo di marcia n. 11
06,30-09 - Da Supermarina 18475: "Truppe tedesche marciano su Roma (alt) Fra poco Supermarina potrà non poter comunicare (alt) Per ordine del Re eseguite lealmente clausole armistizio (alt) Con questa leale esecuzione la Marina renderà altissimo servizio al Paese (Alt) de Courten”.
06,30-09. - Da CC.FF.NN.BB. a tutti: "Disponetevi secondo dispositivo di marcia G.E. 12, 5a colonna”.
06,50-09. - Da CC.FF.NN.BB. a Libra. "Prendete posto di prora alla mia Corazzata distanza 4.500 m."
07,30-09 - Da Supermarina a Vivaldi e Da Noli “Invertire la rotta e rientrare alla Spezia - 064009”
07.43-09 - Da Supermarina a Vivaldi e Da Noli “Modifica mio precedente ordine dirigete subito isola La Maddalena - 072409
07,07-09. Da CC.FF.NA.BB. a tutte le unità: "Massima attenzione agli attacchi aerei”.
09.00-09 - Da Nave Roma per CC.FF.NN.BB. a Marina La Maddalena "37330 Qualora data brevità tempo della sosta [...]
09,++-09 Da Marina La Maddalena a nave Roma per CC.FF.NN.BB. "Data brevità sosta propongo ormeggi (boe) grandi navi [...]“.
09,01-09 - Da Supermarina a CC.FF.NN.BB: "18333 PAPA - Esecutivo pro-memoria ordine pubblico n. 1 (uno) Comando Supremo in quanto non contrasta con clausole armistizio alt de Courten 071509”.
09,05-09 - Da Supermarina a Marina La Maddalena (amm. Brivonesi) " riassunto telescrivente: arrivo FF.NN.BB. ore 14.30 - consegnare ammiraglio Bergamini idocumenti ricevuti a Roma - comunicare ammiraglio Bergamini proseguire subito per Bona"
09,++-09 - Da Marina La Maddalena (amm. Brivonesi) a Supermarina " riassunto telescrivente: proposta di inviare unità veloce incontro a Bergamini per comunicare inversione di rotta"
09,++-09 - Da Supermarina (amm Giartosio) a Marina La Maddalena (amm. Brivonesi) " riassunto telescrivente: Negativo. Comunicare a Bergamini nuova destinazione personalmente alla Maddalena"
09,55-09 - Da CC.FF.NA.BB. a navi Italia e Vittorio Veneto: "preparatevi a catapultare RE2000."
10,38-09 - Da Supermarina a Vivaldi e Da Noli “VIVALDI e DA NOLI si riuniscano alla Squadra - 092309
10,30-09 - Da CC.FF.NA.BB. a Tutti; "aumentare velocità a 27 nodi."
10,38-09 - Da Supermarina per CC.TT Vivaldi e Da Noli e per conoscenza a CC.FF.NN.BB Modifica mio precedente ordine dirigete subito Isola La Maddalena”.
10,46-09 - Da CC.FF.NA.BB. a tutti: "Non dico non fate fuoco contro velivoli riconosciuti inglesi o americani “.
11,24-09 - Da Supermarina a CC.FF.NN.BB: "PAPA n. 85982 - Non eseguite eventuali ordini dirottamento se nel testo non figura la parola convenzionale Milano alt Per alti Comandi verranno dati ordini a parte 092609”.
11,30-09 - Da Bruno Brivonesi Maddalena a CC FF NN BB "Qualora data brevità tempo [della sosta] et mancanza rimorchiatori non ripeto non utilizzerei recinti alt Propongo ormeggiare navi S. Stefano boa 1 boa 4 et CCTT boa 3 alla fonda porto… alt Incrociatori S. Stefano boa 1 boa 4 CCTT boa 5 2 et alla fonda 2 CCTT in rada alla Maddalena - 090009."
11,50
-09 - Da MARISTAT a Tutti i comandi, Tutte le navi : " 443885 - Marinai d’Italia - Durante quaranta mesi di durissima guerra avete tenuto testa alla più potente Marina del mondo compiendo eroismi che rimarranno scritti a lettere d’oro nella nostra storia e affrontando sacrifici di sangue che vi hanno meritato l’ammirazione della Patria e il rispetto del nemico. Avreste meritato di poter compiere il vostro dovere fino all’ultimo combattendo ad armi pari le forze navali nemiche. Il destino ha voluto diversamente: le gravi condizioni materiali nelle quali versa la Patria ci costringono a deporre le armi. E’ possibile che altri duri doveri vi siano riservati, imponendovi sacrifici morali rispetto ai quali quello stesso del sangue appare secondario: occorre che voi dimostriate in questi momenti che la saldezza del vostro animo è pari al vostro eroismo e che nulla vi sembra impossibile quando i futuri destini della Patria sono in gioco. Sono certo che in ogni circostanza saprete essere all’altezza delle vostre tradizioni nell’assolvimento dei vostri doveri. Potete dunque guardare fieramente negli occhi gli avversari di quaranta mesi di lotta, perché il vostro passato di guerra ve ne dà pieno diritto - de Courten - 023009."
12,04-09 - Da CC.FF.NA.BB. a tutti: “Assumete il dispositivo di marcia GE11“.
12,12-09 - Da CC.FF.NA.BB. a nave Pegaso: "Libertà di manovra per entrare in porto."
12,14-09 - Da CC.FF.NA.BB. a 7a Divisione : "Conducete la navigazione da ora fino a La Maddalena”.
12.30-09 - Da Supermarina a tutti i Comandi: "Papa n, 19064 - Riassunto clausole armistizio (alt) Cessazione immediata ostilità (alt) Italia farà ogni sforzo per sottrarre mezzi bellici ai tedeschi (alt) Prigionieri britannici trasferiti ad autorità connazionali (alt) Flotta et aviazione italiana si trasferiscano in località designate con clausole di non consegna et non abbassare bandiera (:) per F.N. principali et piroscafi mercantili del Tirreno tale località est Bona [il corsivo è nostro] (,) quelli dello Jonio a Malta (alt) Naviglio minore compreso torpediniere rimangano in porti nazionali sicuramente da noi controllati (alt) Naviglio mercantile est requisibile da anglo-americani (alt) Resa immediata della Corsica e di tutto il territorio italiano isole comprese (alt) Libero uso per anglo-americani porti et aeroporti (alt) - 123009"
12.36-09 - Da nave Roma a Supermarina (centro CRT) non potuto decifrare un messaggio per mancanza della “tabella C” trasmesso al Comando Forze Navali da Battaglia con il codice 16 Ter C.
12,40-09 - Da corvetta Danaide “Truppe tedesche occupato Marina La Maddalena alt Non dico non udiamo sparare - 124009”.
13,00-00 - Da Marisardegna a Supermarina: "Piazza della Maddalena bloccata dai tedeschi”.
13,35-00 - Da CC.FF.NA.BB a tutti: “Massima attenzione attacchi aerei
13,49-09 - Da Supermarina a CC.TT. Vivaldi e Da Noli : "87775 -Uscite da Estuario et affondate tutti mezzi tedeschi che eseguano traffico Sardegna Corsica alt)."
13.54,00 - Da CC.FF.NA.BB a Supermarina: “Ripetete tutto ciò che avete trasmesso alle ore 12.45”.
13,55,00 - Da Marina Cagliari : "Risulta che elementi germanici hanno effettuato colpo di mano su Comando Marina La Maddalena et centro R.T. (alt) Qualora at arrivo Forze Navali sia constatato permanere tale situazione urge provvedere at eliminare reparti attaccanti (alt) Firmato Basso - 135009."14,11-09 - Da Supermarina a Tutte le unità in navigazione: “PAPA Cifr. 9 bis a tutte le unità in navigazione Supermarina 71325 - La Maddalena occupata da forze tedesche nostro Comando sopraffatto alt Unità dipendenti da Silurantisom dirette La Maddalena vadano invece subito Portoferraio salvo quelle aggregate Forze Navali da Battaglia (alt) Milano 132009”.
14,14-09 - Da Supermarina ai CC.TT. “Vivaldi e Da Noli.. "Supermarina 97424 - Proseguite per Bona aggregandovi possibilmente Forza Navale da Battaglia (alt) Milano 134909”.
14,24-09 - Da Supermarina a CC.FF.NA.BB messaggio urgentissimo trasmesso con macchina cifrante: "ordine di invertire la rotta e puntare su Bona delle 134509"
14,27-09 - Da Supermarina a CC.TT. Vivaldi e Da Noli :PAPA Cifr. 19 ter da Supermarina a Vivaldi et Da Noli p. c. Roma per FF.NN.BB. Uscite da estuario verso ponente ed affondate tutti i mezzi tedeschi che eseguono traffico Sardegna-Corsica alt Milano 134909”.
14,29-09 - Da CC.FF.NN.BB. alla 14a Squadriglia cacciatorpediniere : "prendere posto di poppa alla 12a Squadriglia."
14,37-09 - Da CC.FF.NA.BB a Supermarina Prot. 348 ora di trasmissione 14.24: ora compilazione 13.16 PAPA Cifrato 16 ter C. Supermarina a CC.FF.NN. Indecifrabile perché manca la chiave C;”.
14,41-09 - “Da CC.FF.NA.BB. a tutti: "Accostate ad un tempo di 180° a sinistra”.
14,46-09 - “Da CC.FF.NA.BB. a tutti : "Ridurre velocità a 18 nodi e assumere rotta 285°"
14,++-09 - Da Supermarina a CC.FF.NA.BB : "n. 12286 .....proseguire per Bona .....Impegno d’onore eseguire lealmente clausole armistizio le quali però non contemplano cessione navi aut abbassamento bandiera"
14,55-09 - Da CC.FF.NN.BB. a Supermarina "06992 PAPA cifrato Tabella LODI (alt) Assicuro risposta messaggio 12286 gruppo orario [...] data notte 49 stagno chiedendo conferma [...] Dirottamento, fatto (alt) Tabella LODI 145509”.
15,40-09 - Da Supermarina a CC.FF.NN.BB Supermarina 23124 PAPA Cifr. 19. Davanti Bona troverete nave inglese o americana che indicherà porto da raggiungere (alt) armamento principale lanciasiluri per chiglia (alt) libertà di azione artiglieria antiaerea caso di attacco ... ostilità da parte aerei (alt) ciascuna nave alzi pennello nero blu-scuro della massima grandezza possibile (alt) Disegnare su ponti grandi dischi neri come segnale di riconoscimento per aerei (alt) In caso di incontro navigazione notturna accendere fanali di riconoscimento e segnalare con elettrosegnalatore gruppo Gamma Alfa (alt) 134509”.
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La Stampa del 13 settembre 1943
Alle 15.47 la corazzata "Roma" viene colpita, tra i due complessi da 90 di dritta, da una prima bomba perforante radiocomandata che trapassa lo scafo, causando una grossa falla, e scoppia in mare. L'esplosione sotto lo scafo blocca due delle quattro eliche. La velocità della corazzata scade subito sotto i 16 nodi.
Alle 15.52 una seconda bomba colpisce la nave fra il torrione di comando, vicinissimo al fumaiolo di prora, e la torre n.2 di grosso calibro. La bomba perfora il ponte corazzato e scoppia nel locale motrice di prora. La torre n.2 pesante quasi 2000 tonnellata viene strappata dallo scafo e proiettata in mare. La corazzata si ferma sbandando di 10 gradi a dritta.  Le fiamme raggiungono il deposito di munizioni di prora dei pezzi da 152 e da 381. Alcune tonnellate di cordite delle cariche di lancio deflagrano contemporaneamente provocando una enorme fiammata ed una colonna di fumo alta più di un chilometro.  La "Roma" accentua lo sbandamento fino a capovolgersi spezzandosi in due, e affonda rapidamente trascinando con se 1393 marinai e ufficiali fra i quali l'ammiraglio Carlo Bergamini, il comandante della nave Adone Del Cima e 85 ufficiali.

Anche la corazzata "Italia" viene colpita, ma la bomba radiocomandata attraversa la fiancata della nave ed esplode in acqua. La nave sia pure rallentata da 1250 tonnellate di acqua penetrata nella stiva, può proseguire.
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16,01-09 - Da comando 7a Divisione (Eugenio di Savoia) a Nave Veneto. "Qual è la nave colpita?”
16,07-09 - Da ammiraglio Biancheri (Duca degli Abruzzi) ai CC.TT: della 12a Squadriglia, Mitragliere, Fuciliere e Carabiniere, “dare soccorso al CC.FF.NN.BB.”
16,10-09 - Da Vittorio Veneto a Comando 7a Divisione navale : "Credo nave Roma Colpita. Propongo mandare due CT salvare gente Alt Da intercettati sembra dobbiamo andare Bona 161009”.
16,09-09 - Da ammiraglio Oliva (Eugenio di Savoia) all’ incrociatore Attilio Regolo ed alle torpediniere Pegaso, Orsa e Impetuoso: “Date assistenza nave colpita”.
16,15-09 - Da Comando della 7^ Divisione (Eugenio di Savoia) a Supermarina: “Formazione attaccata da velivoli inglesi nave ROMA colpita pericolo affondamento”
16,22-09. Da Comando della 7^ Divisione (ammiraglio Oliva nave Eugenio di Savoia) a tutti : “Assumo comando Forza Navale 162209” ed ordinò alle unità che non erano impegnate nel recupero dei naufraghi della Roma, di riordinare la formazione e proseguì la rotta verso ponente."
16,45-09 - Da Supermarina, a nave Roma “Date ricevuto dei msg. 388, 389, 391, 404 ”.
17,00-09 - Da Comando 7a Divisione a Supermarina "Nave Roma gravemente colpita ed incendiata da bombe aereo Lat 47°.70’ N Long 08°.40’ successivamente affondata (Alt) Assumo comando Forza Navale (Alt) Prego istruzioni 162009”.
17,00-09 - Da Comando 7a Divisione a Supermarina - "PAPA Chiedo istruzioni con cifrari e tabelle in mio possesso 164509”.
18,40-09 - Da Supermarina a A 7a Divisione. 8a Divisione e 9a Divisione : PAPA Cifrato l6ter Onda A. C. Da Supermarina 57847. A 7a Divisione. 8a Divisione e 9a Divisione, confermo ordine Bona, ripeto Bona precedentemente trasmesso (alt) Riferimento 06992 odierno del Comando Forze Navali da Battaglia Destinato Comando 7a Divisione Navale per Forze Navali Battaglia e p.c. Comando 8a Divisione e p.c. Comando 9a Divisione 173809”.
20,00-09 - Da Comando 7a Divisione a tutte le navi Continuare per ponente per ingannare gli eventuali ricognitori e di accostare per Sud, dirigendo per Bona, solo alle ore 21.00 e cioè a notte inoltrata”.
20,15-09 - Da Comando 7a Divisione Navale a Supermarina. “PAPA Cifr. MC.. 0012 Seguito messaggio stesso protocollo ore 19.00 [alt] mia posizione Lat. 47°.18’ Long. 07°.26’ direttrice Ovest che manterrò fino al tramonto poi Sud salvo ordini contrari alt Domando se posso inviare CC. TT rimasti scorta navale Bona e dirigere con Navi maggiori Algeri alt Non ho potuto decifrare alcuni vostri diretti nave Roma perché privo cifrario perciò se necessario domando ulteriori informazioni 201509”.
20,29-09 - Da Comando 7a Divisione a nave Libra : 202909 Onda UT da Comando 7A Divisione a Nave Libra. alle 2 1.00 dirigete per Bona punta Trefittanon “.
21,24-09 - Da Comando 7a Divisione Navale a Supermarina : PAPA Cifr. MC onda 57,22 0012 Alt Ore 15.52 Nave Roma colpita aereo tedesco presumo deposito munizioni prora, esplosa et affondata ore 16.12 alt Inviato per recupero naufraghi C.T. Mitragliere, Carabiniere, Fuciliere et Regolo et Torp. Pegaso alt Presumo dette unità abbiano molti feriti a bordo alt Domando se possono andare Bastia aut altro porto Corsica alt Prego dare ordini diretti perché non riesco a collegarmi alt Formazione navale subìto continui attacchi aerei Nave Italia colpita non gravemente 194509”.
04,49-10 - Da Comando 7a Divisione a Tutti. : "Appena possibile e prima entrare in porto comunicate ad equipaggi ordine S.M. il Re (Alt) eseguire lealmente clausole armistizio che escludono cessioni navi a stranieri e contemplano sua vigilanza bordo. Con leale esecuzioni ordini Marina renderà Paese altissimo servizio (Alt) Mantenere contegno dignitoso e riservato nella sventura (Alt)) Dirigiamo su Bona (Alt) Siano dipinti cerchi distintivo neutrale sui ponti. Alzare grande pennello nero at incontro con navi anglosassoni. Cannoni per chiglia (Alt) Segnale riconoscimento notturno GA et fanali di via alternati”

La Vittorio Veneto e l' Italia (ex Littorio), la mattina del 10 in viaggio verso Malta, riprese da un aereo inglese 
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Quel settembre del 43

venerdì 3 settembre
a Cassibile, in provincia di Ragusa, alla presenza del Generale Dwight Eisenhower, Comandante in capo delle forze alleate nel Mediterraneo, Bedell Smith e Castellano firmano l’armistizio in dodici punti. L’Italia si impegna a cessare le ostilità contro gli alleati, a permettere loro di attraversare il suolo italiano per proseguire le operazioni belliche. Le vengono restituiti i prigionieri di guerra. Data e ora dell’entrata in vigore dell’armistizio verranno comunicate sei ore prima dello sbarco degli alleati in Italia. Solo allora il governo italiano potrà darne notizia.
mercoledì 8 settembre
alla radio Badoglio comunica l’armistizio. Nella notte gli alleati sbarcano a Salerno. Il paese è nel caos. Mentre il re e Badoglio abbandonano la capitale per riparare a Brindisi, i tedeschi iniziano l’occupazione sistematica dell’Italia del centro Nord.
giovedì 9 settembre
abbandonate a se stesse le truppe italiane sono allo sbando. A Roma, a Porta San Paolo, l’esercito con l’appoggio della popolazione si oppone all’avanzata dei tedeschi.
Il comitato delle opposizioni comunica la sua trasformazione in Comitato di liberazione nazionale. Ne fanno parte il PCI, il PSIUP, la DC, il PLI, il Partito d’Azione e Democrazia del lavoro.
Nel frattempo il re e Badoglio abbandonano Roma, diretti a Pescara, dove un’unità della Marina li porterà a Brindisi sotto la protezione degli alleati. I tedeschi si attestano su una linea difensiva che va da Gaeta a Pescara: è la linea Gustav che ha il suo punto nodale a Cassino, in provincia di Frosinone.
domenica 12 settembre
Mussolini viene liberato dai paracadutisti nazisti di Otto Skorzeny, durante la cosiddetta Operazione Quercia, dalla prigione di Campo imperatore sul Gran Sasso e trasferito nel quartier generale di Hitler.
mercoledì 15 settembre
dopo l'armistizio dell'8 settembre, mentre la nazione è allo sbando, l'esercito di stanza nell' isola a Cefalonia, un’isola greca nel mar Ionio, si trova di fronte all'ultimatum dei tedeschi: resa o fucilazione. La divisione italiana Acqui rifiuta di obbedire all’ordine dei tedeschi di consegnare le armi. La battaglia di Cefalonia si conclude il 24 settembre con la resa degli italiani, ma la rappresaglia nazista colpisce il giorno dopo undici mila persone. I pochi superstiti si affiancano alla Resistenza greca e combattono contro i nazisti.
sabato 18 settembre
Benito Mussolini in un discorso alla radio di Monaco proclama la ricostituzione del Partito Fascista Repubblicano.
giovedì 23 settembre
Mussolini rientra in Italia e dà vita alla Repubblica Sociale Italiana e al Partito fascista repubblicano. La sede del nuovo governo è a Salò sulle rive del lago di Garda. L’Italia vive la sua crisi più dura: è spezzata in due. Al Nord il fascismo risorge dalle sue ceneri protetto dai nazisti, al Sud il vecchio Stato monarchico sopravvive con il suo governo e la sua burocrazia sotto il controllo degli alleati.
mercoledì 29 settembre
a Malta, Badoglio e Eisenhower firmano il cosiddetto armistizio lungo. Viene stabilito un controllo politico e militare degli alleati sull’Italia. I governi che si succederanno sono tenuti a rispettare i quarantaquattro articoli di cui si compone.
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..................... L' 8 settembre 1943 e la Regia Marina Italiana
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